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| “Restored (The Conversion of Saul, Acts 9:1-20)”, Lisle Gwynn Garrity |
| Cerbell 07/09/2026 – Il Dono della Comunità |
“Ovunque si trovi Gesù Cristo, lì si trova la Chiesa Universale” (Ignazio di Antiochia, Lettera agli Smirnesi) |
Cari fratelli e sorelle,
La settimana in corso è quella che ci porterà alla celebrazione del nostro Gartenfest. Per me si tratterà della prima volta e sono curioso di partecipare a un evento di cui mi è stato parlato fin dalla prima volta in cui ho visitato la nostra chiesa. Oltre a ciò, domenica prossima sarà caratterizzata da un altro aspetto peculiare, ossia che sarà verosimilmente l’unica, insieme a quella in cui si terrà la nostra assemblea ordinaria in primavera, in cui il culto sarà celebrato sia da me che da Markus. Quindi, sia durante il culto che dopo, ciò che avverrà sarà che avrà luogo la riunione, per quel giorno, di tutta la nostra comunità in entrambi i suoi rami, ossia quello che si riunisce di norma a Bellinzona e quello che si riunisce di norma a San Nazzaro. Pertanto il Gartenfest, oltre che essere un momento di celebrazione che in qualche modo va a sottolineare la ripresa delle nostre attività ordinarie, è anche un momento che favorisce la riunione di tutta la famiglia della Cerbell.
Alla luce di ciò, vorrei dedicare la newsletter di oggi a riflettere brevemente sul dono di Dio che è la comunità dei credenti. Per farlo vorrei fare riferimento al seguente passo, che riporta la celebre conversione dell’Apostolo Paolo:
Atti 9:1-19
1 Saulo, sempre spirante minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote 2 e gli chiese delle lettere per le sinagoghe di Damasco affinché, se avesse trovato dei seguaci della Via, uomini e donne, li potesse condurre legati a Gerusalemme.
3 E durante il viaggio, mentre si avvicinava a Damasco, avvenne che, all’improvviso, sfolgorò intorno a lui una luce dal cielo 4 e, caduto in terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» 5 Egli domandò: «Chi sei, Signore?» E il Signore: «Io sono Gesù, che tu perseguiti. 6 Àlzati, entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». 7 Gli uomini che facevano il viaggio con lui rimasero fermi, senza parole, perché udivano la voce ma non vedevano nessuno. 8 Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla; e quelli, conducendolo per mano, lo portarono a Damasco, 9 dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.
10 Or a Damasco c’era un discepolo di nome Anania; e il Signore gli disse in visione: «Anania!» Egli rispose: «Eccomi, Signore». 11 E il Signore a lui: «Àlzati, va’ nella strada chiamata “Diritta” e cerca in casa di Giuda uno di Tarso chiamato Saulo; poiché ecco, egli è in preghiera 12 e ha visto in visione un uomo chiamato Anania entrare e imporgli le mani perché recuperi la vista». 13 Ma Anania rispose: «Signore, ho sentito dire da molti, riguardo a quest’uomo, quanto male abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. 14 E qui ha ricevuto autorità dai capi dei sacerdoti per incatenare tutti coloro che invocano il tuo nome». 15 Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re e ai figli d’Israele; 16 perché io gli mostrerò quanto debba soffrire per il mio nome».
17 Allora Anania andò, entrò in quella casa, gli impose le mani e disse: «Fratello Saulo, il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada per la quale venivi, mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo». 18 In quell’istante gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista; poi, alzatosi, fu battezzato. 19 E, dopo aver preso cibo, gli ritornarono le forze.
Come menzionato più sopra e come appare dal testo, in questo passo l’Evangelista Luca racconta il modo in cui Saulo (o Paolo, secondo il suo nome romano) il Persecutore divenne Saulo il Fratello, l’Apostolo di Cristo alle genti, nonché una delle figure più di spicco della storia della Chiesa e dell’umanità in generale. Pochi episodi della narrazione biblica hanno goduto della stessa fama, tant’è che in italiano “convertitosi sulla via di Damasco” è diventata un’espressione proverbiale per indicare un radicale cambio di opinioni. A questo proposito, il mio amico Claudio mi dice che anche in tedesco esistono delle espressioni equivalenti, come ad esempio “ein Damaskus-Erlebnis haben” (in inglese, questo lo sapevo già di mio, si parla di “Damascene experience”).
Ora, questo modo di esprimersi è, come tutti i proverbi, alquanto interessante per ciò che rivela. Infatti, affermare che Paolo si sia convertito sulla via di Damasco è solo parzialmente corretto. Infatti, come il testo biblico ci mostra, la conversione di Paolo ha avuto sicuramente inizio sulla via di Damasco, ma si è completata soltanto dentro Damasco e per la precisione nella casa di tale Anania, inviato da Dio a guarire Paolo e battezzarlo. In altre parole, la conversione di Paolo si può dire compiuta solamente quando egli viene riconosciuto come fratello da Anania e dagli altri cristiani di Damasco e, contestualmente a ciò, viene immerso (“battezzato”) in acqua come segno visibile della sua inclusione nella comunità dei credenti. Si potrebbe quindi dire che il modo corrente di usare quest’espressione, “convertitosi sulla via di Damasco”, tradisca un modo di comprendere questo evento in fondo troppo soggettivista, ossia che non tiene debitamente conto del ruolo giocato dalla Chiesa nella trasformazione avvenuta a Paolo.
Eppure, se la conversione di Paolo si fosse completata sulla via di Damasco la sua sarebbe stata un’esperienza religiosa puramente personale. Essa mai avrebbe potuto portarlo ad essere l’Apostolo di una Chiesa e di un Popolo che egli non avrebbe mai conosciuto e di cui non avrebbe mai avuto bisogno (e allora sarebbe potuto essere l’Apostolo di Dio?). Ma questo non è il volere di Gesù, che invece lo carica di un peso (le scaglie sugli occhi) che può essergli tolto solamente da uno dei fratelli che Paolo ha appena acquisito. Allo stesso tempo, Anania e i cristiani damasceni devono avere un segno tangibile del fatto che Paolo è cambiato e che va accolto tra i discepoli di Cristo come uno di loro.
Del resto, che questo fosse il fine di Dio è già presente nelle sue parole al v. 5: “Io sono Gesù, che tu perseguiti”. Ma Paolo non stava forse perseguitando la Chiesa? Ebbene Cristo e la sua comunità sono talmente uniti tra loro che perseguitare l’una equivale a perseguitare l’altro (e così per ogni altra possibile azione che si possa loro rivolgere). Dunque, è necessario che Dio, volendo chiamare Paolo a sé, lo chiami anche alla Chiesa; è necessario che, volendo benedire Paolo con una nuova vita lo chiami a una vita nella comunità dei credenti; è infine logico che, la caduta non solo delle scaglie sui suoi occhi fisici, ma anche quelle invisibili presenti sui suoi occhi spirituali, che gli impedivano di vedere in Gesù l’eletto di Dio, possa avvenire solamente per mano di Anania.
Abitando in una cultura intrisa di individualismo ci viene semplice pensarci auto-sufficienti, di poter fare a meno del collettivo. Eppure, se ci pensiamo bene, ogni aspetto della nostra vita può funzionare bene solamente grazie alla cooperazione di più parti. Pensiamo banalmente al PC con cui sto scrivendo queste parole. Quante persone hanno dovuto collaborare con i loro sforzi perché io disponessi di quest’oggetto? Cosa sapremmo, quali competenze avremmo, se nessuno ce le avesse trasmesse? Quanto sarebbe povera la nostra vita senza il riferimento e la compagnia dell’altro? Ora, perché Dio, che ha creato un mondo che funziona in questo modo, ossia attraverso la relazione, dovrebbe ragionare in modo diverso proprio quando si ha a che fare con le cose dello spirito? Esse sole dovrebbero essere ricevute e godute pienamente dall’individuo isolato e potenzialmente in indipendenza da qualunque altro essere umano? Ovviamente la risposta è no. Senza il dono della comunità, saremmo come Paolo sulla via di Damasco: accecati dalla luce di Dio. Grazie al dono della comunità siamo come Paolo a Damasco: dalle ombre della cecità siamo passati al volto di un fratello e a quelli di un’intera famiglia – la famiglia di Dio – e a un luogo in cui è possibile ricevere la Sua benedizione.
In conclusione, prima di rinviarvi a domenica, anche questa domenica vorrei indicare alcuni motivi di preghiera, che vi invito a seguire durante la settimana:
1) per l’organizzazione del Gartenfest, che possa procedere al meglio e senza intoppi;
2) per il lavoro della Fondazione Beloved, impegnata nel sostegno alle vittime dell’incendio di Cras-Montana (cfr.: “Cras-Montana, primi versamenti dalla fondazione Beloved” https://www.rsi.ch/info/svizzera/Crans-Montana-primi-versamenti-dalla-Fondazione-Beloved–4063827.html);
3) per la comunità cristiana d’Israele e Palestina (cfr.: “La ‘resistenza creativa’ dei cristiani palestinesi” “Last Hope of the Holy Land’s Christians” https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/cultura/chiese-in-diretta/La-%E2%80%9Cresistenza-creativa%E2%80%9D-dei-cristiani-palestinesi–3931383.html; https://europeanconservative.com/articles/commentary/holy-land-christians-peril-help-donations-needed/);
Oltre a ciò, in linea con questa breve meditazione, ricordiamoci di ringraziare per l’esistenza della nostra chiesa locale, per il suo edificio e per tutte le risorse che le consentono di svolgere il suo servizio. Preghiamo anche per l’operato della CERB e della CERT, nonché dell’EKS tutta.
Spero, a domenica.
Fraternamente,
Tommaso
PS:
1) Le date dei prossimi culti:
- 13/09: Bellinzona, 09:45 (Karau e Manzon, D e I) – seguirà il Gartenfest (info più sotto)!!!
- 20/09: Biasca, 10:00 (Manzon, I); Chiesa di San Giovanni, 16:30 (Culto Ecumenico per la Festa del Digiuno Federale);
2) Le date dei prossimi studi biblici:
- 08/09: Bellinzona, 17:30;
- 16/09: Bellinzona, 17:30;
Come sempre sul nostro sito trovate tutte le informazioni e notizie aggiornate della nostra comunità con il calendario completo dei culti e degli incontri (Lesekreis, Coro della chiesa, Frauentreff, Kreativgruppe): https://cerbell.ch/my-calendar/;
Si ricorda inoltre che lì è possibile trovare i testi delle predicazioni domenicali:
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