Nella di chi immagine e somiglianza?

Colossesi 1:13-17

13 Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. 14 In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. 15 Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; 16 poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.

Fatti a immagine e somiglianza – di chi?

L’umanità è stata creata a “immagine e somiglianza di Dio”. Questo è un concetto biblico noto, ma non per questo compreso. In pratica, infatti, che cosa significa quest’espressione? Che cosa vuol dire, in concreto, essere l’immagine e la somiglianza di Dio? La prima risposta, di per sé ovvia, a tale domanda, è che se vogliamo capire che forma abbia l’immagine di qualcos’altro, dobbiamo guardare al suo modello, a ciò a cui essa assomiglia. Dunque, in questo caso, dobbiamo guardare a Dio. E allora, la risposta alla domanda “chi è l’uomo?”, che è la domanda che in fondo ci stiamo ponendo quando indaghiamo il significato di Genesi 1:26, scopriamo che in realtà ha come presupposto necessario la risposta a un’altra domanda: “chi è Dio”. Pertanto, dobbiamo indagare le Scritture per comprendere chi sia il Dio di cui esse parlano. Per farlo, ci rivolgeremo a Colossesi 1:13-17, uno dei grandi passi cristologici del Nuovo Testamento.

L’immagine immediata di Dio

Una delle regole fondamentali per comprendere le Scritture è che il loro centro è costituito da Gesù. Ogni singolo libro, episodio, passo, trova il suo significato profondo e completo quando viene visto alla luce della figura di Cristo. Ovviamente, in alcuni casi il riferimento è diretto: il certo episodio, il certo passo, come il testo di Colossesi qui sopra, semplicemente parla di Cristo. Altre volte però, non è così e quindi il riferimento a Gesù è indiretto e noi dobbiamo, per così dire, risalire la corrente delle Scritture fino alla loro sorgente.

Genesi 1:26 è uno di quei passi in cui il riferimento a Cristo è per l’appunto indiretto. Non si parla di lui, ma si parla di qualcosa a lui intimamente connesso. Questo qualcosa non siamo altro che noi, nella nostra natura originaria di “immagine e somiglianza” del Creatore. Ed ecco quindi che, risalendo tramite Cristo a Dio siamo in grado di dare un senso pieno e chiaro a questa descrizione. Molto chiaramente, infatti, Paolo in Colossesi 1:15 afferma che “Egli [, Gesù,] è l’immagine del Dio invisibile”. Dunque, di Cristo si afferma la stessa cosa che è stata detta di ogni uomo e donna in Genesi 1:26 (e non vi è pericolo nell’affermare che il termine “somiglianza” qui sia implicito). Attenzione però: l’Apostolo prosegue ad affermare, nella seconda parte del versetto, che egli è “il primogenito di ogni creatura”. Dunque, sebbene sia noi che lui siamo l’immagine e la somiglianza di Dio, non lo siamo stando sullo stesso piano. Nello specifico, egli è stato il prototipo di ogni ulteriore creazione: pertanto, se è vero che noi siamo l’immagine e la somiglianza di Dio proprio come Gesù, è altrettanto vero che per capire il senso di ciò e il modo in cui dovremmo coltivare questa nostra caratteristica dobbiamo guardare da Lui a noi, e non il contrario.

In tal senso, potremmo dire che egli modella per noi il modo in cui noi dobbiamo modellare il nostro Padre e Creatore nelle nostre vite. Allo stesso tempo, Gesù svolge questa funzione non soltanto come primogenito di ogni creatura, ma anche come colui che, secondo un linguaggio reminiscente di Giovanni 1, è “prima di ogni cosa” e nel quale tutte le cose sussistono. Dunque egli non è il primo solo in ordine di tempo, ma anche in quanto fondamento di ogni altra cosa; Egli è l’ambito stesso “in” cui ogni altra cosa è stata creata. Pertanto, potremmo dire che Gesù è “l’immagine immediata” di Dio in quanto, come Figlio generato nell’eternità, deriva direttamente dal Padre. Noi siamo invece “l’immagine mediata”, dato che siamo creati da Dio e, attraverso il riferimento a Gesù, siamo costituiti ed orientati per essere immagine e somiglianza del Padre. In ciò, vediamo un aspetto del fatto che, come si dice nel linguaggio della tradizione, Gesù è vero uomo e vero Dio. Infatti egli è vero Dio in quanto, ad esempio, secondo quanto troviamo in Colossesi 1, egli è eterno e creatore increato. Allo stesso tempo egli è vero uomo in quanto creatura ed esempio primo e supremo per tutti noi di come siamo chiamati a realizzare la nostra natura, ovvero di come siamo chiamati ad essere l’immagine e la somiglianza del nostro Padre. Gesù quindi è l’immagine del Dio invisibile in quanto Figlio eterno del Padre e contemporaneamente in quanto sua prima e più completa creatura: l’una cosa è detta secondo la sua divinità, l’altra secondo la sua umanità.

Vita modellata da Gesù

Orbene, dopo aver esplorato le fondamenta del nostro rapporto con il Creatore tramite Cristo, del nostro essere tramite di Lui la Sua immagine e somiglianza, proviamo a formulare una visione di tutto ciò più vicina al nostro agire quotidiano. Anche in ciò il testo di oggi ci illumina la strada: in Cristo, ci dice Paolo, abbiamo ottenuto il perdono dei peccati e la redenzione (v. 14). La prima di queste affermazioni indica la rimozione di una barriera, di una distanza, di un qualcosa e nello specifico di una matassa di colpe che c’impediva di essere in pace con Dio, riconciliati con Lui e presenti a Lui. La seconda di queste affermazioni significa, letteralmente, “il pagamento del nostro prezzo”, l’essere stati riscattati. Quindi, siamo stati liberati da qualcosa che ci separava da Dio, grazie al fatto che il nostro prezzo è stato pagato. C’era quindi un riscatto da rendere perché noi fossimo liberi e riconciliati con Dio. Con queste parole, ovviamente, Paolo ci vuole rimandare con la memoria alla croce e alla risurrezione di Cristo: il prezzo della nostra vita poteva essere pagato solo con un’altra vita.

Rispetto al tema attuale possiamo rendere tutto ciò in questo modo: fintanto che non eravamo stati riscattati, il nostro essere immagine e somiglianza di Dio era impedito e oscurato. Certo, la nostra natura rimaneva invariata: secondo l’ordine della creazione, non abbiamo mai smesso di essere la Sua immagine. Cionondimeno, la nostra distanza dal nostro Padre Celeste, il nostro stato di colpa e inimicizia nei suoi confronti, rendeva tutto ciò debole e fatuo; sinteticamente, il peccato sfigurava l’immagine di Dio in noi. Riscattati, riacquisiamo la libertà di essere noi stessi di fronte a Dio e di mostrarne in modo pieno la gloria.

Nelle parole di Paolo, ciò che è avvenuto dopo la nostra redenzione è che siamo stati “liberati dal potere delle tenebre” e trasportati nel “regno del Figlio”. Dunque ora, spiritualmente, secondo un legame misterioso, invisibile, e cionondimeno reale, viviamo alla presenza di Gesù e tramite di Lui di quella del nostro comune Padre. Essere alla sua presenza, essere nel suo Regno, implica essere nell’ambito dell’esercizio del suo potere – ossia, dove Egli è re: questo significa che, in quest’ambito, possiamo vivere secondo il suo esempio (egli è presente) e le sue leggi (egli governa laddove è presente) – non secondo l’esempio e le leggi delle forze delle tenebre. Qui, possiamo finalmente ricominciare a mostrare, passo dopo passo, procedendo di “gloria in gloria” (2 Corinzi 3:18), come Paolo altrove afferma, l’immagine e la somiglianza di Dio che si riflette in noi e che costituisce, in Cristo, la nostra identità più vera e profonda.

E dunque, infine, che cosa significa ciò? Ma che altro dovrebbe significare, secondo il ragionamento svolto finora, se non vivere secondo l’esempio del nostro modello? Se infatti Gesù modella il modo in cui noi dovremmo prendere Dio a modello, la conclusione logica è che, nel momento in cui ciò diventa per noi pienamente possibile, noi dovremmo orientarci a vivere progressivamente sempre di più come Lui. Ciò significa: come Gesù si fece agente del Padre, donando la sua vita affinché noi fossimo liberi dal potere delle tenebre, così noi siamo chiamati a fare, come gesto di amore verso il nostro Creatore e verso il nostro prossimo.

Preghiamo quindi il Padre che c’ispiri a seguire sempre di più nella nostra vita il modello di Cristo, affinché anche noi con Lui possiamo diventare liberi e liberatori, a immagine e somiglianza di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che regna in eterno e al quale va ogni gloria.

Nel nome di Gesù,

Amen