Un Gartenfest nel Mondo Nuovo

Apocalisse 22:1-4

1 Poi mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. 2 In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l’albero della vita. Esso dà dodici raccolti all’anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni. 3 Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello; i suoi servi lo serviranno, 4 vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte.


Cari fratelli e care sorelle,

Oggi siamo raccolti non soltanto per adorare il Signore e ascoltare la sua Parola, ma anche per celebrare il nostro Gartenfest annuale. Con voi, con le Scritture tra le mani, vorrei, meditare sul significato di questo gesto e di questa occasione.

Perché facciamo cose come costruire edifici per poi circondarli con un giardino? Perché utilizziamo questo giardino per fare delle feste? Certo abbiamo tutte le nostre motivazioni umane per farlo. Semplicemente, ci piace stare insieme, condividere del tempo con persone a cui teniamo. Questo è semplice ma importante, ed è sicuramente un’ottima motivazione. Eppure la nostra realtà non è composta solo da ciò che è visibile ed umano. Questo livello della nostra esperienza infatti si sovrappone anche ad un altro, che è invisibile e spirituale. Che ce ne rendiamo conto o no, questi due piani sono collegati e lo spettro di esperienza che ci è più immediato, quello umano e visibile, è sempre in qualche modo partecipe dell’altro, quello invisibile e spirituale. Tra le altre cose, ciò significa che le motivazioni per cui facciamo le cose, hanno sempre una relazione con un ordine di cose che va oltre quelle motivazioni stesse. Tale relazione può prendere forme diverse: a volte le nostre azioni e le nostre intenzioni vanno contro quest’ordine, a volte invece, anche inconsapevolmente, si allineano ad esso.
Il testo di oggi, posto alla fine della Bibbia, ci racconta di una visione, di un mondo che deve ancora venire, ma che dal futuro è già in relazione con il nostro. L’Albero della Vita, posto da Dio nel Giardino dell’Eden e perso dai progenitori (Genesi 2:9), riappare alla fine delle Scritture, segnalandoci che, alla fine del suo cammino, l’umanità tornerà nel suo luogo d’origine. Questa volta però, il Giardino è posto al centro di una città – è diventato un giardino urbano, o, meglio ancora, uno di quei boschi urbani di oggi si sente spesso parlare, come di qualcosa che dovremmo costruire per far fronte al riscaldamento globale. Dunque, l’umanità è tornata nel giardino, ma il giardino è stato trasformato, sviluppato, integrando in modo armonioso i suoi aspetti originali con quanto è frutto dello sviluppo scientifico, tecnologico e artistico. I suoi abitanti hanno quindi ritrovato la propria casa originale, conservando però quanto di buono Dio gli ha concesso di produrre nel tempo in cui sono stati lontani da essa.
E quindi, nel tempo e nel luogo che ci attende ma che allo stesso tempo sottende già al nostro tempo e al nostro spazio attuale, vediamo che ci attende un Gartenfest, che si terrà nella città-giardino che Dio sta preparando per noi. Ciò significa che i Gartenfest di oggi, che ne siamo consci o no, sono una risposta a qualcosa che sta arrivando ma che è già tra noi, ossia lo stesso Regno di Dio, il quale non è limitato alla domenica o al tempo del culto, o a quando ci dedichiamo ad attività “religiose”. Esso è presente e appare ogni volta che gli esseri umani vivono come vivranno nella loro dimora futura ed eterna, o fanno cose che favoriscono l’arrivo di quella dimora, o ancora che orientano gli uomini e le donne verso quel luogo. Il Signore quindi ci invita a partecipare già oggi, già ora, a quella gioia che ha preparato per noi, che verrà completamente in futuro, ma che è già partecipabile nella nostra vita quotidiana. Possiamo e siamo quindi invitati a stare insieme e festeggiare nel giardino che Dio oggi ci ha donato, in ricordo di quello che donò e al quale ritorneremo.
Amen.