Riposo nel Padre, attraverso il Figlio

Christus Consolator (Berthel Thorvaldsen, Copenhagen) – La base legge: “Venite a me” (Mt. 11:28)

Matteo 11:25-30

25 In quel tempo Gesù prese a dire: “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. 27 Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.
28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero”.

Lettura di supporto: Isaia 55:1-5;

Introduzione

In questo passo, in cui Matteo ci riporta le parole di Gesù senza dar loro un preciso contesto, troviamo raccolte assieme una serie di affermazioni, le quali dovevano essere frequentemente pronunciate dal Signore (il “prese a dire” del v. 25 sembra indicare una frequente ripetizione di questo insegnamento). Questo fatto va a riprova dell’importanza di queste espressioni, che evidentemente dovevano essere vicine al cuore di Cristo. Ciascuna di esse potrebbe ovviamente essere il soggetto di un intero sermone. In particolare però, in questa meditazione e in consonanza con il tema per questa domenica proposto dal calendario liturgico (l’invito che Dio ci rivolge) vorrei concentrarmi sul v.28. Più precisamente, vorrei concentrarmi su ciò che Gesù offre a chi viene da lui, ovverosia il riposo, termine che in questo passo viene utilizzato dall’evangelista per riassumere la somma delle benedizioni che Dio ci offre e che spesso sono il tema di testi dal contenuto analogo che altrove troviamo nelle Scritture (ad esempio, Isaia 55 utilizza la metafora del nutrimento per indicare ciò che si ottiene avvicinandosi a Dio obbedendo alla sua chiamata).

Riposo da cosa?

Da che cosa ci offre riposo il Signore? Secondo le stesse parole riportateci dall’evangelista, Gesù ci offre riposo dalla fatica e dall’oppressione. Certo, il testo non si dilunga sull’esplorare le cause di queste condizioni, ma se non lo fa è perché in un certo senso esse sono ovvie e se ci riflettiamo per un momento non dobbiamo fare molta strada per immaginarle. In estrema sintesi, si potrebbe cercare di riassumere così quello che si cela implicitamente all’interno di questa coppia di termini: da che altro dovrebbe liberarci il Signore se non 1) dalla fatica e dall’oppressione generati dal peccato e da tutte le sue conseguenze, spirituali, emotive e fisiche, individuali e sociali, e 2) dalla fatica di doverci giustificare con i nostri sforzi? Altrove abbondano le affermazioni per le quali il Signore è la nostra pace (Efesini 2:14), la nostra giustizia (Geremia 33:16), la nostra giustificazione (4:25). In lui questo ed altro può essere trovato al prezzo, come ci ricorda Isaia 55, di assolutamente nulla. Il riposo del Signore è un dono assolutamente gratuito.

Come ciò è possibile?

Che cosa rende in grado il Signore Gesù di farci tale dono? Sempre facendo riferimento al nostro testo, Gesù è in grado di fare ciò perché ogni cosa gli è stata data in mano da Dio. Il Padre ha affidato al Figlio il governo di ogni cosa (Daniele 7:13-14) ed è quindi suo il potere di farci dono del riposo, proteggerci dal peccato e dalle sue conseguenze, perdonarci le nostre colpe e renderci giusti. Questo Gesù lo fa nel nome di una più alta autorità, che gli viene trasmessa da Dio in persona, dal Creatore di ogni cosa e dal Padre di ogni vita. Questo significa che la promessa che ascoltiamo nel testo di Matteo non è una promessa esclusivamente umana, bensì allo stesso tempo una promessa divina, che viene pronunciata quindi con un’autorità, una forza e un’efficacia che vanno ben al di là di quello che un qualunque uomo potrebbe promettere. Ed è quindi così, che nel rispondere all’invito di Cristo siamo incoraggiati a scoprire in lui non soltanto il dono del riposo dalla fatica e dall’oppressione, ma anche la sua identità divina. Egli soltanto infatti è colui che, essendo stato investito dal Padre con il potere su tutto e ed essendo stato da lui conosciuto in quanto strumento della sua autorità, ha la capacità di essere per noi la suprema e assolutamente stabile fonte di un perdono, di una giustizia e di una pace che siano completi e definitivi.

Come riceverlo?

Come si fa a ricevere questo riposo da Gesù? Ciò è possibile innanzitutto attraverso la fede, ovverosia avendo fiducia nelle parole di Cristo, credendo quindi che egli possa e voglia concederci il riposo di cui ci parla e dunque affidandosi a lui come riparo e guida della nostra vita. Come scrive l’autore della Lettera agli Ebrei, dunque, “chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6) – così dev’essere l’attitudine di coloro che si accostano a Gesù avendo ascoltato il suo invito al riposo. Nei termini del testo che qui stiamo meditando, ciò implica anche prendere su di sé il giogo di Cristo, una metafora che implica sia l’unione tra la nostra anima e Cristo (perché prendendo su di noi il suo giogo siamo in qualche modo collegati a colui che ci guida tramite di esso), nonché l’obbedienza ai suoi comandamenti. Questo prendere su di noi un giogo, è però un gesto che di per sé sembrerebbe implicare il contrario del riposo dalla fatica e dall’oppressione, nella misura in cui gli animali si aggiogano (e quindi in qualche misura si limitano e si opprimono con un peso) al fine di far svolgere loro un’attività (Gesù e Matteo avranno avuto in mente i buoi aggiogati per arare un campo). Sebbene ciò sia sicuramente quanto ha in mente Cristo quando utilizza questa metafora, bisogna comprendere che il riposo che egli ci promette non può consistere in altro che in una trasformazione della nostra vita, da un’esistenza oppressa dalla fatica del peccato a una sottoposta alla guida di Cristo. Il riposo non è quindi ottenuto semplicemente tramite la cessazione di una certa attività (tutta quella svolta prima di ricevere il giogo di Cristo), ma anche tramite l’inizio di una nuova attività (quella svolta dopo aver ricevuto il giogo di Cristo). D’altronde, a pensarci bene, esistono attività che definiremmo come riposanti, perché non segnate, ad esempio, dall’angoscia della prestazione che invece segna altri compiti. È così quindi che entriamo nel riposo di Cristo: cessando dalla vita oppressa dal peccato e intraprendendo la vita condotta da Cristo tramite il suo giogo.

Il giogo di Cristo è quindi relativamente dolce e leggero, se paragonato al peso immane di ciò da cui siamo liberati, ma è comunque un peso nella misura in cui coinvolge una guida, dei comandi a cui obbedire e un compito da svolgere. Quindi, nel momento in cui veniamo a Gesù ci viene tolto un peso che ci avrebbe schiacciato e veniamo invece caricati di un peso che ci guida e ci rafforza; abbandoniamo un’attività che non è riposo ma fatica e oppressione e invece approdiamo ad un’altra le cui qualità sono precisamente invertite. Dunque, questo venire a Cristo per trovare riposo non cancella che ci sia una richiesta da parte sua: il dono del riposo è dato gratuitamente, nulla viene chiesto se non di venire a Gesù e conoscere il Padre attraverso il Figlio. Il dono del riposo però, gratuitamente dato, implica il sottometterci all’obbedienza di Cristo a cui ci siamo uniti. Un’obbedienza certo leggera ma non di meno reale. Pertanto, senza pentimento e la decisione di cambiare vita e di seguire i comandamenti di Cristo prendendo su di noi il suo giogo, non possiamo accedere al riposo da lui promessoci. Senza prendere questo giogo su di noi, non possiamo godere del dono che ci è offerto. Per dirla in modo sintetico, Gesù non sarà il Salvatore di colui di cui non è anche il Signore.

Conclusione

In conclusione, quindi, il testo su cui abbiamo meditato quest’oggi c’invita a rinnovare la nostra decisione di prendere su di noi il giogo di Cristo e di farci così condurre da lui. Possa il rinnovo di tale decisione condurci a una maggiore esperienza del riposo e della libertà di cui il Padre ci ha fatto dono nel Figlio.

Amen.