Morire al vecchio, rinascere al nuovo

“Nel battesimo abbiamo un segno del fatto che noi, altrimenti stranieri ed estranei, veniamo ricevuti nella famiglia di Dio”

(Giovanni Calvino, Il Catechismo di Ginevra)

7–10 minuti

Testo della predicazione: Romani 6:3-13;

Letture di supporto: Matteo 28:18-20, Giovanni 3:1-8;

Introduzione

In occasione della lieta occasione del battesimo che oggi abbiamo celebrato nel corso del nostro culto, vogliamo meditare sul significato di questo rito e della sua connessione con l’azione dello Spirito Santo. In modo particolare, lo vogliamo fare prendendo in considerazione Romani 6:3-13, un testo in cui l’Apostolo Paolo riflette sulla natura del battesimo al fine di esporre la natura della vita cristiana.

Un buon modo per cominciare a dipanarsi all’interno del ragionare di Paolo su quest’argomento è quello di mettere il testo di Romani in parallelo con Matteo 28:18-20. In questo passo infatti, il segno del battesimo viene presentato in modo sintetico mentre il testo di Paolo ne discute invece in modo più analitico, descrivendo ciò che esso sta a significare. Possiamo dunque trarre degli elementi iniziali guardando alle parole di Matteo 28:18-20 e con particolare riferimento ai vv. 19 e 20 (“19 Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli immergendoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate”). Da questo testo, possiamo dedurre quanto segue:

  1. Con il battesimo finisce una vecchia vita e ne inizia una nuova: finisce la vita prima che fossimo discepoli di Gesù e ne inizia una nuova come suoi discepoli.
  2. Essendo il battesimo un rito svolto nel nome del Padre, Figlio e Spirito Santo, in esso si verifica una sorta di “immersione” (questo è il significato effettivo della parola battesimo) nel potere di Dio. Per questo, in qualche modo, veniamo ad essere uniti con Lui.
  3. Al battesimo si accompagna l’istruzione di ciò che Gesù ci ha trasmesso e la nostra obbedienza a queste insegnamenti.
  4. Infine, nella misura in cui seguire Gesù ed essere suoi discepoli implica dargli fiducia, possiamo concludere che il battesimo, per essere veramente tale, deve sempre accompagnarsi alla fede in Lui come nostra guida.

Riassumendo, dalle poche parole di Matteo 28:18-20 possiamo trarre un’indicazione sul battesimo come segno di una nuova vita, di un’unione con Dio e infine come di qualcosa che avviene all’interno di un percorso di fede e di crescente comprensione della figura di Gesù e del suo insegnamento. Volgiamoci ora a Romani 6:30 per leggere come Paolo approfondisca tali punti.

  1. “Battezzati nella sua morte” (Rm 6:3)

La Bibbia ci insegna che in quanto Dio Cristo non ha mai peccato, nel senso che non ha mai fatto intenzionalmente il male, né ha mai ommesso di fare il bene. Eppure, Egli fece esperienza del peccato perché nella sua umanità era esattamente come noi e quindi era dotato di un corpo e di una mente che erano segnati dagli effetti del peccatoe quindi della separazione da Dio che è la fonte della vita e di ogni bene. Questi effetti sono il dolore, la fame, la sete, le emozioni negative, la tentazione nonché tutte le dinamiche che scaturiscono quando queste cose prendono il controllo della nostra vita. Cristo ha fatto i conti con tutti questi nemici e li ha sconfitti. Questa vittoria è stata completata con la sua morte perché con essa la lotta è finita. In essa, Cristo ha terminato la sua vita resistendo al peccato e ai suoi effetti, mettendoseli così definitivamente alle spalle.

Cosa c’entra tutto questo con noi e con il nostro essere battezzati? Nel battesimo, dopo aver riconosciuto Gesù come il Signore ed esserci messi sotto la guida/protezione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, noi veniamo immersi nell’acqua (o, in certe tradizioni come la nostra, bagnati sulla fronte, laddove questo è un simbolo dell’immersione completa), che nell’ebraismo sono un simbolo per eccellenza della morte. In tal modo segnaliamo di volerci identificare con Gesù in questo mettersi alle spalle il peccato e i suoi effetti. In altri termini, è come se noi dicessimo: questa vittoria sul passato, sul peccato e i suoi effetti, in Gesù e con Gesù sarà la nostra vittoria sul passato, sul peccato e i suoi effetti!

Pertanto, possiamo dire che,battezzati in Cristo, con Cristo moriamo alla vecchia vita e al “corpo del peccato”, ossia ad una vita segnata dalla separazione da Dio. In altre parole, possiamo dire che in ciò noi moriamo e ci separiamo da tutto ciò che ci separa da Dio, da noi stessi e dal prossimo. E, in conclusione, separandoci da ciò che ci separa da Dio ci uniamo a Lui.

2. “Così anche noi camminassimo in novità di vita” (Rm 6:4)

Essendo stati battezzati in Cristo ed essendoci identificati con la sua morte, rinasciamo anche a una nuova vita, ossia a tutto ciò che ci unisce più profondamente con Dio, con noi stessi e con il prossimo. Infatti, dopo la morte Cristo è risorto: non solo quindi nella morte si è messo alle spalle il peccato e la vecchia vita ma, risorgendo, ha ripreso in mano la vita, una nuova vita però, rinnovata, dove il peccato semplicemente non è all’orizzonte e non va nemmeno resistito. Semplicemente, ora esso è passato. Niente più dolore, niente più tentazioni, niente più emozioni negative, niente più morte: semplicemente queste cose dopo la risurrezione di Cristo per lui non esistono più. Dunque, nel battesimo, noi ci identifichiamo sia con la morte di Cristo, andando sott’acqua, che con la risurrezione di Cristo, risalendo dall’acqua: affermiamo così con questo gesto di volerci lasciare alle spalle il vecchio e il peccato e di voler abbracciare il nuovo e la risurrezione – è come se noi dicessimo: questa vita risorta e perfetta, in Gesù e con Gesù sarà la nostra vita, la nostra risurrezione!

3. “Totalmente uniti a lui” (Rm 6:5)

Ma com’è possibile che tale identificazione con la morte e con la vita di Gesù sia reale e funzioni: basta volerlo? Basta deciderlo? Non può essere così semplice: sappiamo tutti benissimo che non basta semplicemente decidere, sia pure in buona fede e con convinzione di lasciarsi alle spalle gli errori e i vizi del passato per “rigare dritto”. Quello che ci vuole è un vero rinnovamento interiore, un evento che ci trasformi fino al punto da farci effettivamente mettere alle spalle quanto ci separa da Dio, da noi stessi e dal nostro prossimo.

Ma se questo per noi è impossibile, è necessario che ciò avvenga grazie a una forza superiore alla nostra, ossia per mezzo di qualcosa che venga da fuori di noi e che non avendo inizio da noi ci viene donato da Dio. È quindi Dio stesso che ci dona la possibilità di lasciarci alle spalle il male della nostra vita per andare verso il nuovo, il bene! Ecco quindi che viene chiamata in causa l’azione dello Spirito Santo, descritto in Giovanni 3:1-8. Lo Spirito Santo è infatti colui che ci fa nascere di nuovo e possiamo quindi dedurre che egli sia colui che ci porta al battesimo come segno visibile di una trasformazione reale, che avviene prima di tutto al livello della nostra interiorità, ma che ci porta poi esteriormente a essere “strumenti della giustizia di Dio”, come scrive Paolo (Rm 6:13). Attenzione: quest’espressione non significa che dobbiamo diventare dei supereroi come Batman (per quanto!) bensì più “semplicemente” persone che s’impegnano a fare quanto di bene possono fare, seguendo l’insegnamento e l’esempio di Gesù.

È quindi prima di tutto lo Spirito di Dio che in qualche modo ci immerge in Cristo per farci morire alla vecchia vita e che ci fa riemergere per farci risorgere alla nuova vita. Tutto ciò, viene simboleggiato da quanto avviene visibilmente nel battesimo, che mostra la trasformazione della nostra vita, inizialmente invisibile interiore, tramite un gesto concreto di obbedienza a Gesù, rispondendo per l’appunto al suo comandamento di essere battezzati e di battezzare. Nel segno visibile del rinnovamento della nostra vita viene quindi alla luce l’evento reale del rinnovamento della nostra vita: alla luce di questo gesto affermiamo e diamo prova di volerci conformare all’esempio e all’insegnamento di Cristo. Affermiamo inoltre di volerlo trasmettere a chi ancora non lo conosce, affinché anch’egli possa ricevere il dono della liberazione dalla vecchia vita e dal peccato e della risurrezione alla nuova vita, una vita priva da qualsivoglia forma di dolore, tentazione, una vita priva quindi di ogni qualsivoglia ombra del male e della morte.

4. “Morti fatti viventi” (Rm 6:13)

Nel battesimo quindi perdiamo tutto e guadagniamo tutto. Da qui, la nostra vita successiva diventa un processo per il quale, sotto la guida di Dio, ci sforziamo di vivere fino in fondo le conseguenze di questo evento – perché ancora dobbiamo finire di allontanarci da ciò che è vecchio e ancora dobbiamo finire di raggiungere quello che è nuovo, venendoci quindi a trovare in una sorta di intermezzo. Questo avviene tramite la pratica dell’amore e del servizio verso il prossimo e abbandonando definitivamente le cose che abbiamo perso – le quali, nonostante siano state lasciate alle spalle rimangono sempre lì a portata di vista, come delle sirene che continuano a chiamarci – smettendo di andarle a cercare per permanere definitivamente nelle cose che abbiamo guadagnato, riprendendo e approfondendo continuamente il nostro impegno battesimale, nato dall’azione rinnovatrice dello Spirito.

Possa lo stesso Spirito che ci ha rinnovati guidarci ora e giorno dopo giorno in questo impegno. Nel nome di Gesù, questo chiediamo in preghiera al Padre. Amen.