Risurrezione: l’evento impossibile

“Cristo è risorto dai morti, con la Sua morte ha calpestato la morte, e a quanti giacevano nei sepolcri ha donato la vita”

(Tropario di Pasqua)

11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno al capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?” Ella rispose loro: “Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto”. 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Gesù le disse: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” Ella, pensando che fosse il giardiniere, gli disse: “Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò”. 16 Gesù le disse: “Maria!” Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che vuol dire: “Maestro!” 17 Gesù le disse: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: ‘Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro’”. 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore e che egli le aveva detto queste cose.

Dopo aver meditato, due giorni fa, sulla crocifissione e la morte di Cristo, ci troviamo oggi, nella domenica di Pasqua, a volgere invece i nostri sguardi alla sua risurrezione. Nello specifico, ricaviamo la scena da come viene raccontata nel Vangelo di Giovanni. Qui ci troviamo di fronte a Maria Maddalena. Ella si era recata al sepolcro la mattina presto per prendersi cura del cadavere del maestro: aveva gettato lo sguardo dentro la tomba e, trovandola vuota, non aveva pensato alla risurrezione – e come avrebbe potuto? D’altronde è lo stesso Giovanni a dirci che i discepoli ancora non avevano compreso la Scrittura, che prevede la risurrezione del Messia (Giovanni 20:9) – bensì che il corpo fosse stato per qualche motivo trafugato o spostato. Forse una definitiva manifestazione di cattiveria da parte dei nemici di Gesù, che si sono spinti al punto di distruggere il suo corpo, purché non rimanesse alcun resto o ricordo della sua presenza a cui i suoi seguaci potessero appellarsi? Sia come sia, mentre Giovanni e Pietro si allontanano (Giovanni 20:10), Maria, Maria la fedele, rimane nei pressi della tomba, in preda al dolore, allo sconforto e alla confusione.

Di colpo, però, una voce la interpella, e s’introduce in modo chiaro all’interno di questa coltre di sofferenza. Maria si volta per cercare con lo sguardo a chi appartenga questa voce ma a un primo sguardo chi parla le sembra un completo sconosciuto. Ella posa gli occhi su Gesù di Nazareth, colui che è stato trafitto (e già qui erano visibili in lui le ferite prodotte dai chiodi e dalla lancia che più tardi avrebbe mostrato a Tommaso, Giovanni 20:27) ma non vede in costui che ha di fronte il crocifisso, ora risorto. Come mai? Che cosa glielo impedisce? Il testo di Giovanni non lo dice esplicitamente, ma sembra suggerire che il fattore determinante sia stata la condizione di sconforto e dolore di Maria. D’altronde non è illogico pensarlo: la nostra mente è benissimo in grado di distorcere le nostre percezioni, specialmente quando è soggetta a forti emozioni. Questo può funzionare in positivo, mostrandoci una cosa meglio di com’essa è in realtà, ma al contrario e forse più spesso funziona in negativo, impedendoci di vedere il bene che abbiamo di fronte. Pensiamo alle parole di Gesù sulla croce – “Dio mio perché mi hai abbandonato?” – riprese dal Salmo 22: forse che Dio aveva veramente distolto lo sguardo da suo Figlio? O piuttosto dovremmo pensare che il dolore e la paura abbiano gravato così tanto sullo sguardo di Gesù che egli per un momento non abbia potuto scorgere il volto del Padre suo nei cieli? Il mistero della croce e della disperazione del Figlio è grande e non dovremmo presumere di poter scrutare con troppa esattezza in un abisso in cui non ci è dato di accedere. Quello che però possiamo dire con maggiore probabilità è che ciò, l’incapacità di riconoscere Gesù per il dolore subito, sia quello che sembra essere avvenuto a Maddalena.

Ad ogni modo, ciò che però avviene è che a un secondo sguardo, Maria diventa improvvisamente capace di scorgere le fattezze di Gesù e di rispondergli: “Maestro!” Il mutuo riconoscimento è infine avvenuto e a Maria si schiude la gioia della risurrezione. Cos’è successo? Cos’è cambiato tra il primo appello di Gesù e il secondo, così da far sì che il secondo sguardo di Maria vedesse ciò che il primo aveva mancato? Notiamo che la prima volta che il Maestro si rivolge alla discepola lo fa con un generico “donna”; un nome generico, che vale per tante persone: esso sicuramente descrive Maria, tanto che ella si gira, ma così come lei molte, moltissime altre donne nel mondo. Il secondo sguardo, invece, è la risposta a un appello personale, a un appello che pronuncia il nome “Maria” – un nome proprio questa volta probabilmente pronunciato in un modo particolare, con una certa inflessione, un certo timbro, che subito Maria riconosce come familiare. Il primo appello quindi si rivolge a una “classe” di persone, a una “donna” tra le altre e non i rivolge a una persona in particolare – per questo non può esigere uno sguardo che riconosca una persona in particolare. Al contrario, il secondo appello di Gesù, “Maria!”, rivolto questa volta a una persona specifica, è un appello diretto, personale, che chiama per nome in un modo riconoscibile.

Se ci riflettiamo, così funziona la Parola di Dio: sia che essa venga dalla voce stessa di Gesù piuttosto che dalle pagine della Bibbia (perché essa è la stessa identica Parola): essa poco a poco si fa strada nelle nostre circostanze, anche le più avverse e si rivolge a noi: prima magari suscitando un interesse generico, poi, più o meno rapidamente, rivolgendosi a noi come singoli particolari, ciascuno con le proprie peculiarità, mostrando che essa è una Parola per tutti in generale e per ciascuno di noi in particolare. Solo allora il riconoscimento può avvenire, perché l’appello a una persona specifica ci c’invita a riconoscere come persona specifica chi lo ha fatto con noi (pensiamo ad esempio come genitori, figli, partners, colleghi, ciascuno di loro ci chiama per nome in modo diverso in base al rapporto, personale e specifico che abbiamo con loro): solo quando questa Parola diventa per noi una Parola rivolta a noi nello specifico, diventiamo capaci di identificare chi ha pronunciato queste parole e di rivolgerci a lui per nome, riconoscendolo pertanto come maestro.

Pertanto, alla seconda chiamata, quella personale, Maria risponde – si volta, parola vicina al verbo “convertirsi” – e questa volta vede Gesù per chi è davvero: il crocifisso risorto. Questa volta, finalmente, vede con i suoi occhi il Maestro e ha volto così lo sguardo su colui che è il trafitto per le colpe dell’umanità e che ora però è risorto, testimoniando così la sua vittoria sulla morte e l’avvenuto perdono del peccato da parte del Padre. La vita di Maria da questo momento in avanti è del tutto cambiata: ella ha infatti conosciuto in modo personale il Cristo risorto e ha visto l’affermarsi della potenza della vita che è in Dio sulla potenza della morte che è in noi, del perdono che è in Dio sulla colpa che è in noi. Così, dopo un breve scambio e dietro l’ingiunzione del maestro, non rimane per lei se non che recarsi in tutta fretta dagli altri discepoli per condividere, in modo analogo a quanto fece la samaritana con i suoi compaesani (Giovanni 4), ciò che ha visto e sentito – trasmettendo loro la lieta notizia che “Cristo è risorto”!

Detto diversamente, ciò che Maria deve comunicare agli altri discepoli è che l’impossibile è avvenuto: qualcuno è tornato dai morti e ciò non è avvenuto per mezzo di un miracolo operato da un profeta (come ad esempio in 1Re 17:17-24, 2 Re 4,18-37, 2 Re 13,20-21) ma per diretto intervento di Dio; ciò non è avvenuto a una persona qualsiasi, ma a qualcuno che aveva sostenuto di essere contemporaneamente il perfetto servo del Signore, il suo unto, il suo eletto, nonché Dio stesso, Figlio identico al Padre; in tal modo, non solo il potere di Dio è testimoniato, ma anche l’identità divina di Gesù è ribadita e si rinforza la credibilità della sua pretesa messianica, che altrimenti si sarebbe infranta sullo scoglio della morte.

Certo Maddalena ancora non può capire appieno le implicazioni di questo evento, su cui del resto noi sentiamo ancora il bisogno di meditare millenni più tardi. Eppure è chiaro, nel suo subitaneo passaggio dal dolore e dallo smarrimento alla gioia e alla percezione di un senso, che questo evento ha cambiato completamente la condizione e il senso della sua vita: la tristezza ha lasciato spazio alla gioia, l’assenza di scopo alla presenza di uno scopo.

In conclusione, la risurrezione, evento impossibile, ha fatto l’impossibile: ha fatto risorgere Maria, dal pozzo nero in cui era sprofondata, così oscuro che non le permetteva nemmeno di riconoscere una persona a lei cara, tanto era il dolore che la oscurava. Ora, desidera, secondo l’indicazione di Gesù, condividere questa notizia e questa possibilità di rinascita con tutti i suoi fratelli e sorelle.

Anche noi oggi abbiamo un messaggio da condividere, lo stesso identico messaggio, ossia che Gesù è risorto, vittorioso sulla morte e sul peccato e che questo dono di perdono, guarigione e vita è anche per noi, grazie all’opera dello Spirito Santo. Se siamo credenti, anche noi come Maria, abbiamo fatto l’esperienza d’incontrare il risorto, anche i nostri occhi sono stati aperti dal Maestro che ci ha chiamati per nome sottraendoci alla fossa oscura e profonda in cui ci trovavamo. Anche noi abbiamo dunque vissuto un’esperienza che ci ha trasformati da cima a fondo e che ci chiama a condividere il messaggio della risurrezione e che ci rende in grado di farlo, ancora una volta grazie all’opera dello Spirito. Se non ci contiamo tra i credenti, Gesù ci chiama oggi, ciascuno di noi, per nome, affinché gli rispondiamo riconoscendolo come nostro Maestro, Signore e Salvatore. Quale che dunque sia la nostra condizione, credenti o no, uomini o donne, giovani o meno giovani, il Signore ci chiama tutti indistintamente ma al contempo ciascuno di noi personalmente, affinché rispondiamo al suo appello, abbracciamo il potere della risurrezione e accettiamo di farci suoi testimoni.

Possa il Signore benedirci e farci rispondere “Sì!” all’affermazione “Cristo e risorto”: possiamo quindi camminare rinnovati nella nostra esistenza dalla risurrezione di Gesù e portare questo potere a chi ancora abita la profondità dello smarrimento, del dolore, della tristezza e della morte. Amen.