Svegliatevi!

Il Messia che doveva arrivare è dunque arrivato. Come viviamo allora oggi? Ecco cosa dice l’apostolo Paolo:

Romani 13:8-12 Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. Infatti il «non commettere adulterio», «non uccidere», «non rubare», «non concupire» e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso». L’amore non fa nessun male al prossimo; l’amore quindi è l’adempimento della legge.

E questo dobbiamo fare, consci del momento cruciale: è ora ormai che vi svegliate dal sonno, perché adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.

(podcast)

Amarvi gli uni con gli altri

L’amore per il prossimo non ha mai un limite. Se ho una legge, un regolamento posso essere a posto quando ne ho seguita la lettera. Ma anche in presenza di grandi gesti e iniziative per il bene di altri, e se è anche un amore concreto e positivo e disinteressato, potrei sempre fare di più. [Esempio Schlindler List] Ecco l’unico debito che rimane sempre.

Possiamo però come addormentarci. Dai tanti guai e ingiustizie di questo mondo finiamo alle volte come anestetizzati. Ci diciamo che “tanto non ci sarà mai vera giustizia” e ci sediamo. Diciamo che “è inconcludente ogni nostro sforzo” e allora non ci sforziamo più di cercare il bene. Pensiamo “è solo una goccia in mezzo al mare” e rinunciamo ad agire con amore verso il prossimo.

Ma abbiamo questo comandamento dell’amore che è fondamentale. Amarci gli uni gli altri, non è solo amare un altro, ma amare tutti gli altri e fare in modo che questo sia reciproco. Fare in modo che non ci si senta superiori agli altri, ma che si viva tutti insieme con amore.

Alla luce della promessa di salvezza realizzata in Gesù Cristo, allora, l’apostolo non mette la legge in primo piano, non usa il termine di peccato o di dovere, ma pone l’amore, anzi l’amare, l’amore in azione al centro della nostra vita e della nostra riflessione.

La notte è avanzata

Anche la scusa che il Messia tardi ad arrivare non è più buona, il Cristo è già arrivato, quando ritornerà nuovamente non è importante. Ogni giorno, infatti, siamo più vicini al suo ritorno, ma in ogni giorno sappiamo anche che ciò che serviva è stato fatto per la nostra salvezza e per realizzare il grande piano di Dio da parte di Gesù Cristo.

Quando si legge questo testo, come altri che parlano dell’imminenza del ritorno di Gesù Cristo e della fine dei tempi, si afferma spesso che i primi cristiani credevano che presto, in pochi anni, Gesù Cristo sarebbe ritornato. E allora i moderni spesso tolgono l’urgenza che viene da questi testi e a questo in particolare, per starsene belli tranquilli.

Ora magari per i cristiani nei primi tempi sarà stato così, come quando Paolo scriveva la I lettera ai Tessalonicesi, ma già in questa lettera ai Romani sembra che i cristiani del tempo si stavano rendendo conto del ritardo cospicuo del ritorno del Signore. Sia come sia, nella prospettiva moderna si pensa al tempo che passa in generale come un progresso, comunque come una freccia verso il futuro in una evoluzione costante.

Il tempo, invece, per l’apostolo e i primi cristiani aveva un valore differente. C’era stato un prima dell’incarnazione di Gesù Cristo, il tempo dell’attesa, quello dei profeti e delle promesse al popolo di Israele. E c’era un dopo la morte, resurrezione e Ascensione di Gesù Cristo. Il centro della storia umana era per loro, come dovrebbe essere per noi, il periodo di vita su questo mondo del nostro Salvatore.

Gesù Cristo con la sua incarnazione, con il suo divenire umano, che è ciò che festeggiamo a Natale e con la sua vita e morte e resurrezione, in quel tempo compie tutto per la salvezza, ed è il centro della storia per l’umanità. (Ecco perché contiamo gli anni da prima a dopo Cristo).

Il tempo in cui siamo è lo stesso dunque dei primi cristiani. Tutti i cristiani vivono nell’ultima fase, nell’ultima ora. La notte dunque, che è la notte dell’umanità dolente, sofferente a volte disperata, è avanzata, presto ci sarà luce piena.

Certamente siamo così imbevuti dell’idea che il tempo ha una direzione e va verso un progresso sia pure attraverso battute di arresto, siamo così abituati a pensare che il ritorno del Signore sia simbolico o comunque lontanissimo, da non avvertire il tempo in cui siamo e l’urgenza ad esso associata.

Svegliatevi

La notte è avanzata. “Ha da passà a nuttata” recitava Eduardo riferendosi alla guerra che stava finendo, quante speranze e quanta voglia di vivere c’è dopo che c’è stata una svolta nel mondo.

E ciò dovrebbe valere anche per noi. Il domani è del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che ha fatto ogni cosa a beneficio dell’umanità e ci dà una speranza nuova. Svegliamoci, ci dice allora l’apostolo.

I cristiani europei per troppo tempo si sono cullati prima sulla loro supremazia rispetto ad altre religioni, poi si sono abituati ad un declino come inevitabile in una società sempre più secolarizzata, come si dice, in realtà scristianizzata. E hanno passato il tempo a pensare come restaurare le strutture e a sperare in un futuro progresso, da conseguire con un adattamento alla nuove condizioni.

Svegliatevi, ci dice invece l’apostolo. E fate i cristiani, e qui ritorna il debito di amore. “Avete agito con concreto amore per il prossimo e per i prossimi?” Sì, diremo e diranno molti: “abbiamo fatto belle collette per l’Africa” oppure “abbiamo raccolto vestiti per dei poveri“.

Bene, tutto questo faceva anche l’apostolo Paolo e i suoi, come quando raccoglieva la colletta per i poveri di Gerusalemme, ma cosa facevano anche come gesto di amore? Annunciavano con urgenza Gesù Cristo, annunciavano l’evangelo, notizia di libertà per gli schiavi di questo mondo e azione potente contro la rassegnazione.

Annunciavano la salvezza in Gesù Cristo, che tutto ha già compiuto per ognuno. “E questo dobbiamo fare, consci del momento cruciale“. Amen